di Rufo Guerreschi
Prima italiana del documentario World Vote Now, alla presenza dell’autore Joel Marsden, e di alcuni membri delle associazioni GlobalDemo.org e della Telematicsfreedom.org (di Roma), a seguito della prima mondiale a Barcelona di 2 settimane fà.
Filmato in 8 anni e 26 paesi, il documentario è una panoramica sullo stato della democrazia nel mondo, e sulla diffusa desiderabilità e fattibilità di un voto mondiale,
Entrata è gratuita ma sarà obbligatoria una consumazione.

Sabato 4 Luglio 2009, ore 18
presso il Lettere Caffè
Via S.Francesco a Ripa 100 (Trastevere, Roma)
Ecco quì il trailer, basta cliccare sulla parola “large”:
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2/07





Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

PER UNA VERA CLASS ACTION

di Giuseppe Carpentieri.

Invitate, invitate, invitate i vostri contatti a fare massa critica per una battaglia civile che non ha colori politici, facciamolo per noi stessi.

In un sistema capitalista dove governano le SpA ci vuole una legge capitalista per prevenire truffe, danni sanitari ed ambientali.

L’introduzione della vera class action è l’arma tecnico giuridica più efficace a prevenire i danni perpetrati dalle SpA e farsi risarcire in maniera efficace.

La vera class action elimina il traffico di cause civili oggi pendenti, perché le risoluzioni avvengono principalmente per accordi stragiudiziari dove la classe di cittadini vince spessissimo. La SpA evita di farsi giudicare da un Tribunale che potrebbe sentenziare un risarcimento doppio rispetto a quello chiesto dalla classe. Questo è ciò che accade negli USA, in uno Stato capitalista con una legge altrettanto capitalista.

La class action è gratis. Gli avvocati, per la prima volta, diverrebbero imprenditori di se stessi ed avrebbero interesse nel far concludere l’accordo prima possibile per incassare la percentuale di guadagno pattuita con la classe di cittadini. Accadrebbe una rivoluzione virtuosa, un avvocato che cura il diritto degli assistiti. Se l’azione non va a buon fine gli avvocati pagano tutto, cioè si prendono il rischio di impresa. Anche per questa ragione le classi vincono spesso, perché le richieste sono spesso fondate e ragionevoli altrimenti gli avvocati perdono i propri soldi.

Invitate, invitate, invitate i vostri contatti a fare massa critica per una battaglia civile che non ha colori politici, facciamolo per noi stessi. Cerchiamo di raddoppiare il numero degli iscritti a questo gruppo. L’obiettivo è sempre lo stesso usare questa massa critica per chiedere l’introduzione di una class action efficace, diversa da quella introdotta poiché c’è scritto class action ma non lo è.

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2/07




Referendum veri: presentato al Senato un disegno di legge per l’istituzione dei referendum deliberativi a iniziativa popolare senza quorum!

Sapevamo che doveva essere presentato un disegno di legge di modifica costituzionale per l’introduzione di strumenti di democrazia diretta. Ora abbiamo esaminato il testo, presentato dal sen. Peterlini, e possiamo dire, con grande entusiasmo, che è un OTTIMO disegno di legge. Direi, quasi perfetto (*).

E’ una grandissima opportunità che tutti noi cittadini, che abbiamo a cuore la democrazia, dobbiamo cogliere. Occorre appoggiare questo disegno di legge con tutta la forza di cui siamo capaci. E il nascente Coordinamento per l’Introduzione dei Referendum Deliberativi a Iniziativa Popolare senza Quorum, ha ora anche un riferimento normativo che credo dovrà fare decisamente proprio.

Il disegno di legge prevede:

–>L’iniziativa popolare legislativa

In sintesi: i cittadini possono avanzare una proposta di legge, il parlamento deve discuterla e approvarla entro un periodo di tempo stabilito, se non lo fa, o se ne approva una versione emendata il comitato promotore può richiedere l’avvio del referendum legislativo.

Il parlamento può avanzare una controproposta. In questo caso l’elettore dovrà decidere se approva l’una e/o l’altra.  E, nel caso entrambe fossero ritenute valide scegliere quale delle due preferirebbe.

Il parlamento non può modificare la legge risultante nel corso della legislatura.

–> Il Referendum confermativo facoltativo

Il “Referendum confermativo facoltativo”, che oggi nell’ordinamento giuridico italiano esiste solo per i casi di modifica della Costituzione da parte del Parlamento, approvati da una maggioranza inferiore ai due terzi dei Parlamentari, viene esteso alle leggi ordinarie dello Stato.

In qualche modo è simile all’attuale referendum abrogativo solo che è in termini positivi (volete voi questa legge?). Viene introdotto il principio che e se la legge fosse respinta il parlamento non può ripresentarla nel corso della stessa legislatura. In questo caso la legge potrebbe essere bloccata dalla Corte Costituzionale cui spetta il giudizio di “similitudine” alla legge già respinta.

–> L’iniziativa popolare costituzionale

Per l’esercizio della legislazione costituzionale da parte dei cittadini si propone un iter più esigente rispetto all’iniziativa popolare legislativa per le leggi ordinarie. La facoltà di iniziativa per tali leggi (redatto in articoli) spetta in una prima fase ad almeno 50.000 cittadini, le cui firme vanno raccolte nell’arco di 6 mesi. Questo per presentare una proposta di “preesame” di ammissibilità. Ma il numero effettivo minimo di cittadini che devono firmare tale proposta è innalzato ad un milione. Introducendo due fasi si intende evitare l’esperienza frustrante per tanti comitati promotori e tantissimi firmatari  che le richieste di referendum venissero bocciate dalla Corte costituzionale, solo dopo la raccolta delle firme (in questo caso non meno di 1 milione di firme). Nella forma qui proposta, invece, 50.000 elettori hanno il diritto di ottenere la verifica di ammissibilità di una loro proposta di modifica costituzionale da parte della Corte Costituzionale. Con questa certezza di seguito si può affrontare con pieno impegno la raccolta del milione di firme richieste. Anche in questo caso il Parlamento può presentare una sua controproposta che verrebbe sottoposta all’elettore nel referendum alla stregua dell’iniziativa popolare per le leggi ordinarie.

–> L’abolizione del quorum di partecipazione

Sappiamo tutti come il quorum di partecipazione per lavalidità del referendum sia stato utilizzato come mezzo per aumentare la forza dei no. E’ un principio antidemocratico, quello per cui gli astenuti dal voto contano come no. E l’uso scriteriato che ne è stato fatto ha ulteriormente allontanato i cittadini dalla partecipazione. Per altro la nostra Costituzione, giustamente, non prevede quorum invece per il referendum confermativo dei cambiamenti costituzionali legiferati dal parlamento. La proposta di legge abolisce questo abominio democratico.

Inoltre introduce l’ Innalzamento della soglia di voti necessaria per le modifiche costituzionali deliberate dal parlamento.

Questa norma è tesa a scoraggiare modifiche costituzionali effettuate da maggioranze contrarie alla volontà generale. Ricordiamo che il primato della sovranità spetta al popolo, non ai suoi rappresentanti.

Da segnalare anche il principio che le proposte di legge costituzionali  a iniziativa popolare vanno approvate non solo dalla maggioranza dei cittadini ma anche dalla maggioranza delle regioni, inserendosi questo principio nella direzione di un più ampio ruolo di queste in ottica federalista.

(*)(*) Qualsiasi progetto, è passibile di critica, anche i migliori. Devo dire che questo è quasi perfetto. Un solo punto debole, ma che ritengo anche accettabile, alla luce della possibilità di realizzare tutto il resto: il fatto che non sono ammessi i referendum che trattano materie tributarie. Tuttavia, non possiamo avere tutto in una volta. Sarei già strafelice, se questo progetto di legge fosse approvato. L’Italia avrebbe finalmente ancora una speranza.

ARTICOLO RIPROPOSTO PER L’IMPORTANZA.

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23/06




La rete li attacca, li minaccia, li costringe a difendersi. E loro attaccano la rete, la minacciano, e la costringono a difendersi. Questa è una guerra, ha le sue strategie, i suoi colonnelli, i suoi arsenali e i suoi eserciti. Loro non molleranno mai, noi neppure. Nel frattempo, l’informazione muore. Muore perchè nessuno ha il tempo di occuparsi di lei. Levi, la Carlucci, D’Alia, Barbareschi, Alfano sparano. Grillo, Travaglio, Byoblu, Martinelli, Di Frenna, Punto Informatico contrattaccano. Tonnellate di carta. Di cellulosa quella dei DDL, digitale quella dei blog. Fiumi di caratteri spesi in trincea. Per le notizie, quelle vere, lo spazio si riduce. Lo scopo è raggiunto. La gente non vuole più scendere in piazza per manifestare contro il portatore sano di pedocrazia, per chiedere le dimissioni di un governo che ha messo cittadini in divisa a pattugliare le strade, che respinge e affonda imbarcazioni di disperati, che mette fuorilegge i giornali, che espone l’Italia al ludibrio internazionale, che accoglie dittatori con tutte le onorificenze. La gente ormai scende in piazza solo per non divenire muta, sorda e cieca. Se le leggi fossero fatte dai cittadini per i cittadini, con l’intento di dare un servizio, sarebbero frutto di un confronto. Sarebbero il condensato delle proposte migliori, e non dell’ignoranza di pochi. Vogliamo estendere una legge del 1948, pensata per un mondo dove nessuno aveva la televisione, dove il telefono aveva le dimensioni di un frigo bar e per andare in America ci volevano settimane di navigazione? Vogliamo prenderla tale e quale ed applicarla al mondo iperconnesso, all’era di internet, dei social networks, dei cellulari sottili come un bigliettino da visita, delle carte di credito, dei supercomputer e degli aerei Milano - Londra a 29 euro? Neppure un boscimano o un uomo di Neanderthal riportato alla vita con la tecnica del DNA arriverebbe a realizzare uno scempio simile. La blogosfera è il luogo delle rettifiche per eccellenza! Si vive immersi in un fuoco incrociato di informazioni che nascono, si evolvono e muoiono come organismi autosufficienti, in risposta ad altre informazioni a loro volta cresciute in armonia o in dissonanza con informazioni precedenti. A cosa serve un meccanismo ad ingranaggi ottocentesco, da azionare con leve e pulegge? Qual è il vostro problema? Non sapete aprirvi un blog a costo zero? Non sapete scrivere un commento a un post? La tastiera vi confonde? Non sapete programmare neppure un videoregistratore? Non c’è problema. Quanto costa una raccomandata con ricevuta di ritorno? Allo stesso prezzo, potete recarvi in un internet point e chiedere al commesso di inserire una rettifica alla tal informazione che reputate lesiva della vostra dignità. Un internet point farà le vostre veci informatiche, per legge. Esattamente come un avvocato fa le vostre veci legali, o come ci si reca da un notaio per certificare un qualsiasi atto. A una frazione infinitesimale del costo dei suddetti professionisti. Al costo, cioè, della raccomandata con ricevuta di ritorno che avreste dovuto inviare all’autore del blog. Se l’esigenza fosse quella di dare un servizio, basterebbe mettere insieme dieci persone di buon senso e fare quattro ragionamenti in croce. Una leggina di mezza paginetta da promulgare in un paio di giorni. Ma l’esigenza è quella di dare alla rete qualcosa a cui pensare, per evitare che pensi troppo a ciò che non la riguarda. Per evitare che, con questa storia dell’informazione libera, si esageri troppo. I grandi dittatori, di cui Berlusconi è amico e dai quali, al contrario dei leader europei, è rispettato e stimato, sono già un passo avanti. Hanno cominciato prima. Nel Myanmar le reti 3G erano state chiuse, per evitare che venissero mostrate al mondo le violente repressioni dei monaci. In Iran Ahmadinejad è appena stato rieletto. Siccome sono state elezioni libere, la voce degli oppositori e di milioni di cittadini che gridavano ai brogli elettorali è stata tacitata mettendo fuori uso internet e i cellulari per interminabili ore. Hanno spento tutte le reti. Altrimenti gli iraniani, che usano Facebook per restare in contatto, si sarebbero potuti organizzare. In Cina sappiamo tutti come funziona e, in Egitto, Mubarak incarcera i blogger. In Italia, il più sudamericano dei paesi finiti in Europa per sbaglio, è in atto una feroce guerra mediatica, sotto gli occhi inconsapevoli degli italiani inebetiti dalle trasmissioni RaiSet. Internet sta crescendo, fa passi da gigante, presto raggiungerà e surclasserà il piccolo schermo. YouTube ha appena creato una versione del suo portale pensata appositamente per le televisioni domestiche, per i salotti. Un domani non troppo lontano, le massaie potrebbero guardarsi i video di tutti gli informatori liberi di questo paese comodamente sdraiate sul loro divano. Potrebbero scoprire che il TG4 è diretto da Emilio Fido, che Berlusconi era il Discepolo 1816 di Licio Gelli, che non è vero che Giuliani aveva predetto un forte sisma a Sulmona. Potrebbero scoprire di essere stati presi per i fondelli e diventare essi stessi la rete. E, come dice qualcuno, se questa legge passa «non dimenticheremo chi l’ha firmata, chi l’ha votata e chi, eventualmente, la controfirmerà. La Rete non è un ballo delle debuttanti, questi golpisti se ne accorgeranno. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.»

tratto da:  www.byoublu.com

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20/06




da VERADEMOCRAZIA.IT

Ci sono decine di ragioni etiche, filosofiche e pratiche per abolire il quorum nei referendum.
Qui tento di riassumerne alcune.

  1. non c’è il quorum in nessun paese dove il referendum e l’iniziativa funzionano davvero come ad esempio in Svizzera, a livello dei singoli stati degli USA (California, Oregon etc)
  2. non c’è quorum di partecipazione neppure in Irlanda, Spagna, Regno Unito, Francia
  3. c’è il quorum più basso del 50% in alcuni paesi: del 40% in Danimarca e del 25% in Ungheria
  4. tutti i paesi dove il referendum pur previsto, non è applicato frequentemente o completamente, prevedono il quorum.
  5. le elezioni amministrative, comunali, provinciali e regionali in Italia non prevedono nessun quorum di partecipazione
  6. In molti paesi del mondo la percentuale media degli elettori che si recano alle urne è vicina o al di sotto del 50% degli aventi diritto, come ad esempio negli USA. Nelle elezioni presidenziali del 1996 vinse Clinton, ma la percentuali dei votanti fu del 49% degli aventi diritto. Nessuno si sognò di mettere in dubbio la sua legittimità democratica solo perché meno della metà degli aventi diritto si recò alle urne a votare.
  7. il referendum confermativo su una legge di modifica costituzionale sul federalismo (previsto automaticamente per le riforme costituzionali) effettuato nel 8 ottobre 2001 dopo che la maggioranza di centro sinistra aveva introdotto delle modifiche costituzionali, non aveva obbligo di superare il quorum ed ha avuto una percentuale di elettori votanti del 34% sugli iscritti a votare nella media nazionale (di cui 64,2 % per il si, ossia il 21,8 % degli aventi diritto al voto totali ha detto sì e il referendum è passato). Esistono referendum di serie A (quelli costituzionali, determinati dai partiti politici) senza obblighi di quorum e quelli di serie B (quelli chiesti dai cittadini con faticose raccolte di firme) con maggiori obblighi?
  8. il quorum a livello locale non è previsto in nessuna legge nazionale che regola gli enti autonomi, neanche nel Testo Unico delle Leggi sull’Ordinamento degli Enti Pubblici – Decreto Legislativo 18 Agosto 2000, n. 267. Si parla di referendum, ma non si fissano quorum.
    alcuni comuni, come Ferrara prevedono nel loro statuto il quorum per i referendum del 40 %, ulteriore prova del fatto che sono i consiglieri a decidere sulla percentuale del quorum. E’ una loro stretta scelta politica, non un’imposizione dettata da qualche legge nazionale.
  9. Dato il tasso di astensione dal voto che è in continua crescita è verosimile che in futuro (come è già stato nel recente passato) sia impossibile o molto difficile raggiungere il quorum. Quindi il referendum diverrebbe uno strumento inutile.
  10. La democrazia si nutre di scelte non di astensioni. La presenza del quorum scoraggia la partecipazione e preclude la possibilità dell’astensione vera e propria. Dove non esiste il quorum, chi è contro la proposta contenuta nel referendum, partecipa per votare no. In Italia, almeno da quanto appare negli ultimi anni, chi desidera votare no, semplicemente evita di andare a votare e quindi somma il proprio voto negativo a tutte le astensioni, facendo vincere scorrettamente la propria scelta. Infatti spesso vince il partito del no, anche se in minoranza nel paese. Faccio un esempio concreto. Supponiamo che il 30% dei cittadini non abbia voglia di votare come nelle ultime elezioni (media ultime elezioni molto vicina al 70 %), il 21% desideri votare no e il 49% desideri votare sì. Se il 21% che desidera votare no, in realtà non va a votare, sollecitato da politici senza scrupoli (esempio ben noto di Craxi che invitò i cittadini ad andare al mare, ripreso da Bossi in almeno un referendum) o per mancanza di informazioni sull’argomento nei media nazionali, o perché tutti i partiti sono ostili e si coalizzano nel mantenere silenzio sull’argomento, il referendum non raggiunge il quorum (30% non votanti più 21% che avrebbero votato no ma che hanno preferito disertare le urne raggiungono il 51%) e la maggioranza degli italiani che volevano votare per il sì (49%) si ritrovano defraudati del loro voto. Così viene penalizzato chi partecipa e premiato chi non partecipa. Infatti chi non è andato a votare poteva desiderare che vincesse il no, oppure semplicemente aveva mancanza di interesse, non era comodo, era incompetente o indeciso oppure ancora era fuori città di residenza.
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16/06




CHIUSO PER RETTIFICA

di guido scorza

Roma - Il Governo pone la fiducia sul discusso disegno di legge in materia di intercettazioni e la blogosfera ne fa le spese rischiando di essere “chiusa per rettifica”. È questo il senso di quanto è accaduto nelle scorse ore in Parlamento, dove per effetto dell’approvazione del maxi-emendamento presentato dal Governo sta per diventare legge l’idea - di cui si è già discusso sulle colonne di questa testata - di obbligare tutti “i gestori di siti informatici” a procedere, entro 48 ore dalla richiesta, alla rettifica di post, commenti, informazioni ed ogni altro genere di contenuto pubblicato.

Non dar corso tempestivamente all’eventuale richiesta di rettifica potrà costare molto caro a blogger, gestori di newsgroup, piattaforme di condivisione di contenuti e a chiunque possa rientrare nella vaga, generica e assai poco significativa definizione di “gestore di sito informatico”: la disposizione di legge, infatti, prevede, in tal caso, una sanzione da 15 a 25 milioni di vecchie lire.

Tanto per esser chiari e sicuri di evitare fraintendimenti quello che accadrà all’indomani dell’entrata in vigore della nuova legge è che chiunque potrà inviare una mail a un blogger, a Google in relazione ai video pubblicati su YouTube, a Facebook o MySpace o, piuttosto al gestore di qualsiasi newsgroup o bacheca elettronica amatoriale o professionale che sia, chiedendo di pubblicare una rettifica in testo, video o podcast a seconda della modalità di diffusione della notizia da rettificare. È una brutta legge sotto ogni profilo la si guardi ed è probabilmente frutto, in pari misura, dell’analfabetismo informatico, della tecnofobia e della ferma volontà di controllare la Rete degli uomini del Palazzo.

leggi l’articolo di punto informatico qui :http://punto-informatico.it/2641517/PI/Commenti/chiuso-rettifica.aspx

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14/06





di David Rorro

Il metodo che sta attuando la nostra classe politica è quello di sfiancarci talmente tanto da non farci più andare a votare. Infatti, nelle ultime elezioni europee, l’astensione ha toccato ben il 33% degli italiani.

Come democratici diretti sta a noi riportare uno strumento in mano ai cittadini per farli tornare a votare.

siamo noi che dobbiamo convincere queste persone stanche e sfiduciate che le cose possono cambiare e che i cittadini contano più dei loro politici.

Ogni persona si dovrà rendere conto che il candidato eletto è solo un megafono della voce del popolo … e costui non può usare il potere che noi gli diamo come lui vuole!! … adesso abbiamo i mezzi per attuare un vero governo del popolo fatto dal popolo in prima persona… non perdiamo questa occasione e diffondiamo in giro la buona novella: “la democrazia diretta non è un utopia!! è gia il primo partito in italia”

SI DEVE SOLO RADUNARE!!

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13/06




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