In questi giorni di post-indulto, abbiamo osservato i patetici tentativi di difesa di quei parlamentari del centrosinistra che hanno votato a favore. Almeno di quelli dotati ancora di un minimo di senso del pudore, di fronte alle migliaia di proteste suscitate tra le fila di chi li ha eletti.
Innumerevoli le arrampicate sugli specchi. La necessità di alleggerire la condizione carceraria (e che c’entrava la concussione e la corruzione?). L’alto valore morale del perdono (ma che il parlamento è una succursale della chiesa?). Fino al più prosaico “ormai se lo aspettavano e altrimenti nelle carceri scoppiava la rivoluzione”. Ma la più comune difesa era che < l'articolo 67 della costituzione sancisce che ogni parlamentare rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato>.
Due considerazioni.
La prima è che questa “libertà” di azione, questo “libero arbitrio” non giustifica proprio nulla. Non ci vuole un arca di scienza per capirlo. Il fatto che uno sia libero di fare una cosa non giustifica certo qualsiasi cosa uno faccia. Se questi sono i ragionamenti di cui sono capaci, prossimamente ci aspettiamo di vedere i parlamentari del centro sinistra votare per l’abolizione della legge sull’aborto, l’introduzione della pena di morte, l’abolizione del diritto di parola, e l’invasione della svizzera. E noi zitti e mosca.
La seconda è che questa interpretazione dell’art.67 è, a nostro modesto parere, semplicemente sbagliata. Quell’articolo è stato definito per difendere i rappresentanti dalle ingerenze e dalle pressioni indebite delle lobby di potere e delle segreterie di partito. Quest’ultime, tra l’altro non si sono sentite minimamente condizionate da quell’articolo. Anzi, hanno pesantissimamente richiamato i “propri” parlamentari alla disciplina di partito (tra l’altro curiosamente utilizzata come ulteriore giustificazione da altri votanti “forzati” e contriti).
Quell’articolo ricorda invece che il parlamentare “rappresenta la nazione” e per questo e in forza di questo principio egli non è soggetto ad altri vincoli. Spetta alla sensibilità di ciascun parlamentare interpretare la volontà della nazione. Ma avete visto voi qualcuno di loro (tranne poche e lodevoli eccezioni) curarsi dei segnali che la nazione inviava? Almeno di quella parte di nazione che li aveva eletti?
L’interpretazione corrente, purtroppo, è quella che una volta eletto il parlamentare risponde solo alla propria coscienza. Ai propri elettori ne risponde solo al momento delle successive elezioni. Ammesso che si ripresentino, quindi. E ammesso che prima passino il giudizio ben più importante delle segreterie dei partiti che sole hanno il potere di ripresentarli o meno. A chi credete quindi risponderanno le “coscienze” dei parlamentari?
Inoltre quell’articolo appartiene alla seconda parte della costituzione. Quella relativa all’ordinamento della repubblica, per sua natura più legata alle contingenze storiche e, non a caso, è quella che maggiormente si presta è si è prestata a modifiche. Nessuno si è mai sognato di proporre cambiamenti alla porzione relativa ai PRINCIPI FONDAMENTALI, la quale è stata collocata addirittura prima della prima parte (sui diritti e doveri dei cittadini). In un certo senso i principi fondamentali, sono collocati al di sopra di tutta la costituzione. Sono sovraordinati. Informano la costituzione. Non avrebbe senso un articolazione della costituzione che contravvenisse ai suoi principi fondamentali.
Ecco. Ricordino, i miseri “rappresentanti” di cui sopra, che l’articolo 1, dicasi numero UNO, dice che : “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nei limiti e nelle forme della Costituzione”. Limiti che stabiliscono dei rappresentanti. Ma se questi rappresentanti rappresentano solo sè stessi e la loro “coscienza”, senza riferimento alcuno alla nazione che li ha eletti, allora essi stanno contravvenendo al primo principio fondamentale della Costituzione stessa e non meritano alcun rispetto per questo.
In definitiva, quell’articolo, anzi, quella interpretazione di totale arbitrarietà del comportamento del parlamentare, (il potere è mio e decido io per cosa usarlo) è doppiamente falsa: perchè non sono svicolati dal rappresentare la nazione e perchè svincolarsi dal dovere di rappresentare la nazione li rende succubi delle segreterie dei partiti.
Questo fa di loro dei principi feudali, che devono rispetto al re-partito e che rende noi solo sudditi senza voce in capitolo e privi anche del diritto di essere ascoltati. E la sovranità del popolo è perduta.
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Simone P. ha commentato il 7 Agosto 2006 @ 11:08 am
Molto preciso e dettagliato.
Ci fa capire molto bene come i meccanismi della partitocrazia parlamentare differiscano e si discostino nella realtà dai principi democratici sanciti dalla Costituzione.
Diventa evidente la necessità quindi che la popolazione intera ne prenda atto e si adoperi per rimediare e riportare ad una maggior democrazia il nostro Paese.
Movimento per la Democrazia Diretta » Un cittadino sotto tutela: superare i limiti del referendum abrogativo ha commentato il 3 Aprile 2007 @ 11:19 pm
[…] La Costituzione Italiana, pur essendo una ottima costituzione, è prodotto umano e non divino. Questo era chiaro anche ai padri fondatori che, appunto, ne hanno previsto la possibilità di modifiche. In particolare due articoli mostrano a nostro parere di essere ormai inadeguati o proprio non più accettabili in una moderna democrazia degna di questo nome: uno è l’art. 67 di cui abbiamo già precedentemente trattato e l’altro è l’art. 75 sull’istituto del referendum abrogativo. […]