rito1La Costituzione Italiana, pur essendo una ottima costituzione, è prodotto umano e non divino. Questo era chiaro anche ai padri fondatori che, appunto, ne hanno previsto la possibilità di modifiche. In particolare due articoli mostrano a nostro parere di essere ormai inadeguati o proprio non più accettabili in una moderna democrazia degna di questo nome: uno è l’art. 67 di cui abbiamo già precedentemente trattato e l’altro è l’art. 75 sull’istituto del referendum abrogativo.

rito1L’art.75 permette solo la cancellazione di una legge o di PARTI di essa. E’ per noi una anomalia, per non dire un pesante limite della democrazia, che ai cittadini venga concesso solo di abrogare le proprie leggi (o parti di esse) e non deciderne di nuove.

L’esigenza di avere strumenti di tipo propositivo-deliberativo è stata dimostrata più volte proprio dagli ultimi referendum. Essi spesso erano incomprensibili proprio perché per surrogare l’impossibilità di proporre testi organici ex novo, si è usato richiedere lunghe serie di cancellazioni parziali (appunto di parti di leggi, spesso di singole parole, a volte di parti di singole parole) del vecchio testo per trasformarlo in una legge con orientamento nuovo o opposto.

Inoltre questa norma, che consente solo l’abrogazione e non la proposizione di una legge, a noi appare rasentare il paradosso giuridico. Se si intendeva conservare al parlamento il potere deliberativo allora, consentendo la cancellazione parziale, si sta di fatto dando il potere di deliberare senza volerlo dare. Si pensi per esempio alla norma “Non ammazzare”. Se consento solo la cancellazione totale allora io (padre legislatore) ho il controllo della iniziativa di legge, ma se consento la cancellazione parziale basta cancellare la parola “Non” e la sillaba finale “re” per ottenere il comandamento “ammazza” opposto all’originale .

Probabilmente l’art.75 mostra più di altri che la Costituzione è anche figlia dei tempi e dello specifico contesto storico nel quale è nata. Da una parte la tradizione social-comunista dove l’idea leninista della dittatura del proletariato o almeno della funzione “guida” del partito erano radicate. Dall’altra la tradizione cattolica e culturale del buon pastore, o dio padre, e del pater familiae di cui il partito popolare incarnava lo spirito. Nonché di un certo generale modo di pensare ai cittadini come popolo che va “amorosamente” guidato e curato, per non dire di cui avere timore, e da mettere sotto tutela.

Ma a ben vedere è proprio scomparso questo modo di pensare ai cittadini?

Se guardiamo alla distanza che c’è tra i proclami sulla centralità della democrazia, sull’importanza della partecipazione enunciati PRIMA delle elezioni e gli atti concreti di governo e le iniziative e proposte di legge effettuati DOPO le elezioni vediamo che quel modo di pensare al cittadino sostanzialmente come “suddito”, non è affatto scomparso. Anzi.

A dispetto della retorica partecipazionista, enfatizzata dalle cosidette primarie, non appena eletti i rappresentanti del popolo del centro sinistra si sono affrettati a depositare dei progetti di legge che tendono a ridurre ulteriormente i margini di utilizzabilità dello stesso referendum abrogativo innalzando il numero di firme necessario per richiederlo.
La proposta Betta (dell’Ulivo) innalza il limite da 500.000 a 750.000.
La proposta Franco (dell’Ulivo), insieme a Amati, Bassoli, Calvi, Carloni, Casson, De Petris, Donati, Fontana, Galardi, Garraffa, Legnini, Livi Bacci, Mongiello, Montalbano, Negri, Pignedoli, Pisa, Rame, Rossa, Serafini, Silvestri, Villecco Calipari e Vitali, innalza il limite a 1.000.000 di firme. Fa specie, tra i nomi, la presenza di esponenti tenuti spesso a riferimento dei movimenti di base. Il significato negativo di questa proposta è soltanto mitigato dalla contemporanea riduzione del quorum.
Per non dire delle proposte di CAMPA (Forza Italia) (un milione di firme), di Cosimo IZZO (sempre di FI) che punta al rialzo portandole a due milioni, e di Luigi Grillo (FI) un milione, ma aggiunge il divieto di sottoporre “a referendum prima di cinque anni dalla data della sua entrata in vigore” una legge che fosse approvata dal parlamento con la maggioranza dei due terzi.
A queste si aggiunga la proposta dell’On. Graziella Mascia (RC-Sin. Eur.), il cui testo però non è visibile sui siti del parlamento, ma che con tutta probabilità sarà dello stesso tenore. Attendiamo s-fiduciosi chiarimenti in merito, richiesti via email(*).

(*) Abbiamo appena ricevuto una cortese e sollecita risposta dall’on.Mascia (che ringraziamo) la quale segnala che il contenuto della sua proposta è identico a quello presentato nella scorsa legislatura e che riportiamo per intero:
1. Il secondo comma dell’articolo 75 della Costituzione è sostituito dal seguente:
«Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, salvo che da essi derivi una limitazione della sovranità nazionale ovvero che concernano armi nucleari, chimiche e batteriologiche o prevedano interventi delle Forze armate italiane fuori dai confini nazionali».

Siamo felici di constatare quindi che almeno UNA delle proposte non modifica in negativo, ma anzi costituisce un miglioramento cercando di ridurre le limitazioni poste ai contenuti ammissibili. Restiamo comunque sempre in attesa che almeno uno dei parlamentari di questa legislatura sia colto da raptus democratico e proponga qualcosa in merito al referendum di iniziativa o propositivo-deliberativo.