Riceviamo dall’amico Luca, e volentieri pubblichiamo, un intervento che sollecita i DD ad una presa di posizione esplicita. La cosa quasi mi ha sorpreso. Per due ragioni. La prima perchè per me è ovvio che non ci può essere democrazia nell’illegalità, specialmente quando questa illegalità è sopruso e sopraffazione attuati con la minaccia e l’uso della violenza. Che è violenza con molte facce: da quella fisica a quella morale. Da quella sugli individui a quella sull’ambiente.
|
Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità La criminalità organizzata conosciuta come mafia ha attraversato nella sua troppo lunga storia molte stagioni. Oggi la mafia siciliana cerca di farsi dimenticare. Vuole tornare a fare i suoi affari in silenzio, senza clamore. La mafia non riempie più le prime pagine dei quotidiani, ma la sua pericolosità non è assolutamente diminuita. Anzi. |
La seconda perchè ha ragione: c’è troppo silenzio. Perchè il sistema sta funzionando. E bene.
E’ quindi utile e necessario che si ribadisca che la battaglia per la democrazia va senz’altro di pari passo con quella per la legalità.
L’iniziativa di addiopizzo merita senz’altro di essere sostenuta. Ed è inoltre interessante anche per il tentativo che si intravede di creare un “circuito economico della legalità.” Ma la nostra lotta per la democrazia è intrinsecamente una lotta contro il sistema politico-affaristico-mafioso.
|
La storia della mafia, se qualcosa ci insegna, è proprio di diffidare dei lunghi periodi di silenzio ….. dopo il ventennio fascista …. dopo la guerra di mafia del primo sacco edilizio di Palermo culminata con la strage di viale Lazio a Palermo …. il silenzio seguito alla seconda guerra di mafia degli anni ottanta vinta dai corleonesi ha significato una grande espansione che ha condotto all’assurda violenza stragista. La mafia ogni volta che ha avuto dalla sua il silenzio delle Istituzioni e della società civile, si è riorganizzata ed è tornata alla ribalta più forte, violenta e spregiudicata di prima. La mafia con la sua enorme potenza economica condiziona il mondo politico locale e nazionale e i molti processi di mafia che vedono tra i protagonisti, o coinvolti, onorevoli regionali siciliani e deputati e senatori nazionali la dice lunga sulla pericolosità infiltrante della mafia. La mafia opprime una parte della nazione direttamente e nell’altra ricicla enormi quantità di denaro inquinando l’economia locale. L’imprenditore mafioso che investe i suoi soldi nel nord Italia non deve farli fruttare, devo solo farli girare per giustificare il suo patrimonio, facendo una concorrenza sleale e malata alle imprese legali che di onesto lavoro vivono. Ecco perché un movimento politico di rinnovamento non può prescindere da un impegno antimafia incondizionato, forte, chiaro e deciso a 360 gradi, al nord come al sud. Ecco perché anche i Democratici Diretti devono a mio avviso prendere posizione senza incertezze. Bisogna sostenere senza indugi i comitati spontanei sorti dalla popolazione locale …. i primi ad avvertire sulla propria pelle la crudeltà e il sopruso della criminalità organizzata … ecco che comitati come ADDIOPIZZO vanno seguiti, sostenuti e promossi su tutto il territorio nazionale. Peppino Impastato diceva “la mafia uccide, il silenzio pure”. Grazie dell’attenzione |
Noi siamo certi che la stragande maggioranza dei cittadini italiani non vuole vuole la criminalità e non la vuole a tutti i livelli. In questo senso siamo anche certi che il potere criminale trova sicuramente un terreno consono al suo sviluppo quando la politica si fa usare, e quindi quando il potere democratico (già conculcato col sistema rappresentativo) viene scippato dai cittadini e condizionato con la paura, il ricatto, la corruzione direttamente da capi criminali. Ora, mi vengono i brividi, ripensando che questa ultima frase potrebbe andare bene anche per chi è stato ed è seduto sulle poltrone del potere politico.
Il mostro ha mille facce. Le nostre lotte sono le stesse. E’ inammissibile cedere il nostro denaro, la nostra economia (e la nostra dignità) a strutture criminal-feudali. Ricordiamoci però che non ne usciremo se poi al momento di scegliere come governarci, saremo sempre costretti a cedere il nostro potere politico ad altri che lo gestiranno per noi. La perdita di controllo sul proprio potere decisionale concentra potere in poche mani con conseguenze osservabili di cui la perpetuazione dei sistemi criminali è uno degli effetti.
Contattaci via web
stefanogrini[at]gmail.com
Feed RSS
FeedBurner
Feeds da Technorati








Andrea ha commentato il 5 Dicembre 2006 @ 3:06 am
Bell’articolo!
Per eliminare la mafia violenta,occorre prima eliminare quella bianca,la radice. Quella che sta al governo e soprattutto dietro (banche e corporation/multinazionali).
Anonimo ha commentato il 13 Luglio 2008 @ 2:43 pm
“IL PITTORE CHE DIPINGE LA STORIA”
Le tele di Gaetano Porcasi: “il pittore che dipinge la storia” sono uniche, oltre che per i temi di impegno e di denuncia sociale trattati, anche per la tecnica ed i colori mediterranei da cui traspare un intensa “sicilianità ” . La mostra itinerante del 2003 sulla strage di Portella delle Ginestre ha rivelato l’elevato livello culturale dell’indagine pittorica di Porcasi e l’attualità dei temi trattati. Quel che accade nella Sicilia del 1947 quando i contadini occupavano le terre incolte che volevano seminare per sfamarsi scontrandosi con i proprietari terrieri difesi dai gabelloti mafiosi, accade oggi in Brasile dove i campesinos “senza terra” vengono assassinati dai vigilantes armati dai proprietari terrieri che erigono mura in difesa dei campi incolti. Nell’immobile “fotogramma” di una tela, desueto per la civiltà delle immagini che attualmente viviamo, l’autore riesce a trasferire il patos degli eventi ed i personaggi scaturiscono come prodotto puro della sua tensione morale, suscitando intense emozioni. A far da contrappunto alle pitture storiche che raccontano gli assassini di mafia, i paesaggi di una Sicilia solare con i fichidindia, le agavi, le ginestre, gli ulivi, le arance, i limoni; patrimonio di una terra baciata da Dio e calpestata dagli uomini. Infinite le tonalità dell’azzurro con le quali Porcasi dipinge il cielo della sua terra, è da lì che ha inizio il suo viaggio nel tempo. Le pagine della storia della Sicilia, sono scritte con il sudore e il sangue dei contadini che hanno dovuto combattere a mani nude per conquistare la terra e la libertà. Le bandiere rosse, simbolo della lotta dei lavoratori d’ogni tempo si fondono con il tricolore. In fondo è un’epopea italiana, mediterranea quella che l’autore ci racconta. Bandiere rosse e tricolore sullo sfondo di cieli di un azzurro struggente che nelle opere di Porcasi cambia di tonalità a seconda degli eventi, delle stagioni, degli umori degli uomini e delle loro azioni. Testimonianza questa dell’appartenenza dell’anima al tempo ed ai suoi mutamenti. Solo la natura rigogliosa tipica di questa terra, bella, solare e mediterranea, sembra rimanere immutata, muta ed immutabile testimone degli eventi e del trascorrere del tempo. Qui gli uomini sono solo “accidenti”. In questo l’artista opera come una divisione metafisica tra la natura: flora e fauna volte naturalmente al bene ed alle leggi immutabili (naturali) e l’uomo che quando è protagonista, è anche trasgressore per interessi di parte, per egoismo sfrenato, dell’armonia del creato, attore di violenza. C’è un’anima naturalistica dell’autore che può spiegarci l’impegno di Porcasi sul fronte ecologista in difesa della terra dall’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo che gli è costato persecuzioni e denunce da parte del potere costituito. Numerose, le analogie con i dipinti di Renato Gattuso rilevati dai critici d’arte nelle opere pittoriche di Porcasi. Oltre al realismo cromatico viene invocata la sicilianità, che appare condivisa aldilà delle tecniche utilizzate, con il grande maestro di Bagheria. Il verde dell’albero d’arancio amaro con le sue foglie di un verde acceso, le spine che nascono dai rami, così come i frutti colorati di un “colore arancio” dalle tonalità cromatiche rare, testimoniano, aldilà della semplice raffigurazione cromatica anche un’indagine psicologica complessa. Dal ramo, comune sorgente, scaturiscono frutti succosi e spine, proprio come accade nella vita degli uomini, che ogni giorno sono protagonisti della storia nel bene e nel male. La sicilianità in Gaetano Porcasi, diventa allora metafora della vita, e pretesto per raccontare storie mediterranee dal contenuto universale. L’artista dipinge con un linguaggio non criptato, facilmente comprensibile a tutti, dipinge con il cuore. Aldilà delle considerazioni “etiche” resta una riconoscibilità immediata delle tele di Gaetano Porcasi, che, nell’arte d’ogni tempo, è patrimonio dato a pochi artisti. Taluni restano sorpresi nel constatare la giovane età dell’autore, dietro queste opere d’arte che sanno di maturità piena. Il futuro, per questo “siciliano puro” non sarà un semplice accidente, ma qualcosa di straordinariamente importante per il mondo dell’arte.
Giornalista e critico d’arte
Cosmo Di Carlo