Bertinotti nel 2005 diceva:
..fui – e sono – sempre molto, molto favorevole ai referendum, anche nelle campagne radicali; l’obiezione di una parte della sinistra e del movimento operaio contro i referendum dei radicali non l’ho mai capita: sono sempre stato referendario.(1)
E ancora:
Naturalmente, c’è anche una componente culturale. Io penso che la democrazia diretta sia un obiettivo da perseguire sempre: tutti gli spazi che si aprono verso la democrazia diretta per me sono buoni. Riconosco che, forse, qui conta molto la mia diffidenza verso la democrazia rappresentativa, il fatto che se non è integrata dalla partecipazione, se non è integrata dalla democrazia diretta, se non è integrata dalla critica del conflitto, la democrazia si riduce a un simulacro.(1)

Non più di una settimana fa, dimentica le sue precedenti posizioni, e dichiara autorevolmente: “il referendum rende un cattivo servizio alla democrazia”.

Molti gli ricordano di essere il presidente della camera e quindi prima di tutto difensore delle nostre istituzioni (referendum compreso). Lui ci mette un pò a ricordarselo. O forse ha i riflessi lenti.

Nel frattempo, qualcuno di rifondazione comunista, troppo zelante, lo prende alla lettera. E naturalmente in difesa della democrazia attacca i banchetti di Segni, nonché, ricordiamolo, anche di Umberto Calabrese del comitato per le primarie.

Allora finalmente ci ripensa e dichiara:
“Ogni attività va dispiegata perché le azioni in corso al fine di organizzare il referendum siano preservate da ogni incursione”. “Quale che sia la valutazione personale , tutto va fatto perché il referendum venga tutelato con il massimo di garanzie possibili”.

Questa instabilità del suo pensiero politico, su aspetti cruciali della democrazia, la dice lunga su quanto le sue convinzioni a proposito degli strumenti di democrazia diretta, siano, se non strumentali, diciamo “poco profondamente radicate”. In alternativa rimane solo l’ipotesi di problematiche senili che inesorabilmente avanzano. Due buone ragioni per sostenere ancora con più forza le “petizioni” contro i condannati in parlamento e la inamovibilità della nostra classe dirigente e la proposta di legge di iniziativa popolare per le primarie aperte in tutti i partiti.
Riprendendiamoci almeno una piccola fettina della sovranità perduta.

(1) Fausto Bertinotti
tratto da: Cosimo Rossi, Io ci provo
Cosimo Rossi intervista Fausto Bertinotti, Manifesto libri 2005, pp.128 6,90 €